martedì 2 aprile 2013

Un pò di J-Spam (Japanese Spam)

Vi invito a guardare una vista di Tokyo a 360° ad una risoluzione di 45 giga pixel.
Presa dal blog Questo piccolo grande banzai che seguo voracemente!
E per restare in tema nipponico mi diletto ad ascoltare qualche opening di anime, in quanto ritengo che spesso "la sigla" cattura appieno l'essenza dell'intera storia raccontata, anzi talvolta è superiore, diventando così un piccolo capolavoro fine a se stessa.

In questo momento...


Qui potete trovarne 10 tra le mie preferite...
Youtube Playlist Anime

Questo post non ha un significato intrinseco, ma è un'accozzaglia di informazioni, in quanto sono occupato a smanettare sul pc dopo essermi deciso di aggiornare il sistema operativo (N.d.A. passaggio da Ubuntu 10.04 a 12.04).
A presto

giovedì 21 marzo 2013

Scritti passati, emozioni immutate

Sulle note di Garry Schyman - Praa
Una volta scrissi:
"La musica è vita e morte. Crea infiniti motivi per provare a vivere e infinite ragioni per accettare la morte"
Molto Zen, molto vero. Pacca sulla spalla.

E con in sottofondo un pò di buona musica, mi ritrovo a scartabellare (come capita spesso...) vecchie pagine sporche di parole scritte a casaccio.

"E le stelle stanno a guardare". "A. J. Cronin". Tento di farmi spazio nei meandri della mia mente, provando a ricordare qualcosa riguardo a quel nome, come se cercassi un appiglio su una nave destinata ad affondare. Di questo libro me ne ha mai parlato? Se si, quando? In quale occasione le sue labbra mi narravano i caratteri stampati su quei fogli?
Per mia fortuna è la sua voce che spezza il drammatico silenzio.
- Lo sto rileggendo... -
- Ah... l'hai già letto?- come un attore mi limito a ripetere le frasi già scritte di un copione immaginario
- Si, più volte. Ma voglio provare a capirci qualcosa -
- Come? La prima volta non...-
- No. Voglio provare a capirci qualcosa della vita. La vita non va mai come vorremmo, è solo un lungo ed estenuante susseguirsi di tentativi. Un continuo provare a tirar fuori qualcosa di decente.

Non c'è più nessuna frase sul mio grezzo copione.
So che se adesso tornassi indietro troverei il suo volto coperto di lacrime. No. Sarebbe un colpo che non potrei sopportare. Questo è troppo per me. E so bene che è troppo anche per lei. Ripercorro i miei passi a ritroso. Meccanicamente. Un automa privo di una qualunque forma di percezione, ad eccezione di una sorta di vibrazione che si fa strada dal mio orecchio, attraverso il timpano, fino al cervello, per poi essere rimandato in quel punto del petto dolente. E' il rumore della porta dell'appartamento della donna che amo che si chiude alle mie spalle.

- Liberamente tratto da Scritti Incompiuti -

venerdì 8 marzo 2013

Sulla collina dei pensieri

In passato è sempre stato così. Se mi avessero chiesto di sparare, l'unica mia paura sarebbe stata quella di mancare il bersaglio. 

Di tanto in tanto mi piace divincolarmi dalla mischia. Mi prendo il lusso di spostarmi. Raggiungo quella collina laggiù, defilata, ormai brulla per i troppi bombardamenti. Dimenticata da tutti, cancellata dal mondo. L'odore di cordite è aspro, pungente, ma io sporco feticista respiro a pieni polmoni quella scia nefasta lasciata dalla Signora Morte.
Su questi pendii non ci sono fiori, emergono soltanto mucchietti di cenere fumante. Nessuna casa, nessun respiro di vita. Forse non esiste nemmeno la collina, forse neanch'io sono reale. 
Ma non sono solo, no. C'è la pioggia, mia vecchia e fedele compagna. 
Si, perchè anche il cielo, come me, qualche volta piange.
Mi fermo ad ammirare il paesaggio, a scrutare il campo di battaglia e la nuova prospettiva si staglia con forza nella mia mente.
Mi accorgo che è solo questione di tempo, il nemico è inarrestabile e la sconfitta inesorabile.
Si tiene a stento la posizione, qualche volta -ahimè troppo spesso- bisogna arretrare, per poi trincerarsi di nuovo. Mai si riesce ad avanzare.
Siamo stremati. Siamo rimasti in pochi.
Ma dove sono tutti? Hanno scelto di non combattere? Si sono accomodati a qualche compromesso?
Forse sono là dritti davanti a me, dietro la barricata nemica, inconsapevoli a formare la prima linea, pronti ad attaccarmi.
E tu dove sei? 
Vorrei averti qui al mio fianco solo per rassicurarti. "Andrà tutto bene". Vorrei che fossi tu a chiedermi di proteggerti, perchè posso farlo, perchè voglio farlo.
Non ho tempo di stare a pensare, sta per arrivare un altro assalto. Punto i piedi e irrigidisco la schiena, aspettando l'onda d'urto. Avanti! Son qui che aspetto!
Calcio fermo sulla spalla, occhio fisso nell'ottica. 300 metri, niente vento.

Ora, con il nemico alle porte, le mie certezze vengon meno.  Mille sagome mi vengono incontro, mille volti... e l'unica paura sarebbe quella di vedere anche il tuo...

giovedì 19 aprile 2012

Punto della situazione...


Intanto che scrivo vi lascio degustare un pò dei Pixies... scusate se è poco...
Ora qualcuno mi spiega come mai "Opere" di Tanizaki è fuori catalogo e introvabile...?!? Io che assaporavo già il colpaccio, portandomi a casa a euri 18 la raccolta delle suo opere... mi sarei sentito un pò come John Dillinger dopo una rapina... Ah ah ah Esagerato!
Intanto l'altro giorno mi sono sfoltito il cespuglio di capelli che avevo in testa... sfoltito... diciamo eliminato. Una bella rasata stile monaco buddista, con la differenza di non condurre proprio una vita all'insegna di privazioni...
Ora mi tocca un week end impegnativo. Stasera gustosa conferenza sul signoraggio. Lo so argomento pesantuccio per il giovedi sera ma bisogna essere "sempre sulla breccia!" Domani dopo impegni familiari è imperativo che trovi il tempo per riordinare e ripulire il bunker, in quanto assomiglia sempre più a uno spazio in cui vigono oggetti accatastati secondo la legge della casualità. Nonostante il mio innato senso di attaccamento al focolare domestico, la mia reiterata solitudine (e l'assenza del tocco di una donna) non gioca di certo a mio favore.
Sabato... avrei dovuto scegliere tra due opzioni:
1- ricalcare le orme di sabato scorso (alquanto sbronzo... alquanto...)
2- cerimonia premiazione del Premio Narrativa Bergamo
Ahimè mi accorgo or ora che la premiazione è sabato 28... quindi il cerchio si restringe... hi hi

I miei più cari saluti
E per ora...
RAS dans le talweg

venerdì 30 marzo 2012

Mentre...

Mentre The Smiths mi fanno compagnia, 
mentre la mia lista desideri di IBS si allunga secondo una regola matematica esponenziale non del tutto definita, 
mentre scrivo appunti su questo e su quello in una infinita quantità di file che intasano il desktop, 
mentre il libro di Tanizaki (o lui stesso???) mi guarda come per ricordarmi che lo devo restituire alla legittima proprietaria [N.d.A. mia Madre!],
mentre spulcio la rete e mi imbatto su materiale alquanto interessante,
mentre necessito continuamente di stirarmi le gambe indice per cui oggi la corsa ha dato i suoi frutti ma non  è comunque abbastanza (aggiunto "L'arte di correre" di Murakami in lista desideri),
mentre penso alle "cose da fare" di domani e noto come l'assenza di un'occupazione non comporti l'assenza di impegni,
mentre...
basta così...
so già che passerò un'altra notte insonne...

Bonne nuit
p.s. Je serai ici toute la nuit...

giovedì 22 marzo 2012

Colpo di scena - Luigi Celeste

Luigi Celeste nasce a Milano nel 1985. Per l'omicidio del padre ha subito una condanna in via definitiva a nove anni di reclusione. Scrive "Colpo di scena" durante la sua detenzione in carcere nel penitenziario di Bollate, ove tutt'oggi è recluso e attende con ansia il giorno in cui potrà tornare a casa all'affetto filiale dei suoi familiari.


Luigi Celeste si prende la scena. Ora parlo io, sembra dire da queste pagine, susseguirsi di emozioni cui una qualsivoglia definizione narrativa sta stretta. Non è un romanzo, non è un diario. Non c'entrano le costruzioni, seppur affascinanti e con appigli alla realtà, ma pur sempre romanzesche di De Cataldo. Quella di Celeste è vita, di quella vera. E sa di strada, d'amore, di coraggio e di prese di posizione che possono risultare indigeste per quelli che hanno fretta di tirare dritti verso il giudizio con il solito indice puntato infarcito di pregiudizi e moralismi spiccioli. Quindi giù il cappello, perché l'autore di questo libro ha coraggio, le cose non le manda a dire e non si dà per vinto. Lotta e combatte. E noi con lui, nella speranza di poter finalmente dare a Giustizia il significato che meriterebbe.
Altro su:

lunedì 5 settembre 2011

Travail e Sol Levante

Il "non scrivere" non preclude il fatto che non sia ancora vivo!
Uoh... l'ultimo post risale al 14 giugno! Comunque... riassunto veloce per gli assenti. Dopo che la mia nuova avventura lavorativa presso una nota catena di supermercati (a loro dire "la prima catena di supermercati in Italia")  si è conclusa dopo appena 5 giorni (così tanti!?!) sono tornato alle mie origini. Si, sono tornato al mio lavoro prettamente fisico, nella working class, nella manovalanza italiana, si insomma, sono tornato a fare l'ultima ruota del carro. Devo dire però che nonostante la fatica fisica mentalmente sto molto bene, anche se purtroppo, data l'enorme mole di lavoro, non ho molto spazio per me stesso. Sto trascurando infatti i miei interessi per mancanza di tempo... sto visionando pochi film, sto leggendo poco e scrivendo pochissimo. Il mio tempo libero dettato dal "pochismo".
Qualche giorno fa ho terminato la lettura del libro "La cartella del professore" di Kawakami e ne sono rimasto alquanto deluso. Sarà che non sono riuscito ad immedesimarmi come mio solito nel protagonista principale? Forse perché una donna quarantenne che si innamora del suo vecchio professore settantenne? O forse come mi ha detto scherzosamente qualcuno "Da un libro con un titolo così cosa ti aspettavi?!?" Sta di fatto che non mi ha preso.
Subito mi rituffo nella lettura, rimanendo sempre nel mare della letteratura giapponese. * 
Adesso è la volta di "Dance Dance Dance" e dopo aver letto appena il primo capitolo invoco il perdono del sommo Murakami, per averlo abbandonato credendo di poter trovare un altro scrittore del Sol Levante alla sua altezza. Chiedo venia!
Ci si vede au travail!
Da rimandarsi in seguito l'analisi della similitudine tra la parola francese travail (lavoro) e la parola italiana travaglio (fatica)... ah ah ah

*Metafora che potevo benissimo evitare vista la mia scarsa affinità con l'arte natatoria!